Nellie Bly, again

di Francesca Romana Cicolella


Il giornalismo è una trappola, o forse il modo per uscire dalle vere trappole della vita.

Alcune storie ci insegnano che quello per il giornalismo è un amore di cui è impossibile fare a meno. Si rimane incastrati nella sua bellezza, scoprendo giorno dopo giorno quello che permette di fare.  Una vita costellata dal giornalismo rende complesso stare poi senza. Mentre si scrive per vivere poi va a finire che si vive con l’unico scopo di scrivere, di raccontare quel che si vede perché è giusto che tutti lo vedano. La grandiosità del giornalismo è, poi, nella possibilità che dà di valicare i confini, di arrivare dove nessuno può, di fare quello che nessuno farebbe e, alla fine dei conti, di superare anche se stessi. Si scopre il mondo e nel frattempo ci si ribella ai mondi peggiori, perché se ne può denunciare ciò che non va, si può scappare e scoprire che c’è sempre altro, all’infinito.

Una storia che parla di tutti i lati del giornalismo è quella di Nellie Bly, che di questo mestiere visse, quasi per caso senza poi saperne fare a meno, e che con e per esso ha valicato confini inesplorati. La sua è la storia di una donna che ha scelto di viaggiare da sola, è una storia di puro giornalismo. Il suo è il grande viaggio che una donna e il suo amore per la carta stampata possono fare assieme, unici compagni reciproci.

Nellie Bly, all’anagrafe Elizabeth Jane Cochran, ha girato il mondo in 72gg, 6ore, 11minuti e 14 secondi. Perché il suo viaggio è importante è presto detto: prese spunto dal Giro del mondo in 80 giorni di Verne e decise di farlo da sola. Partì, incontrò l’autore studiando con lui l’itinerario; battè il record immaginato da Verne, fece quindi in modo che la realtà superasse la fantasia. Ma la straordinarietà della storia di Nellie Bly non è tutta qui, va molto oltre. 

Di Nellie Bly oggi si possono leggere alcune inchieste e il racconto del suo viaggio; su di lei c’è qualche podcast, non una biografia ufficiale e pochissimi testi tra cui, fondamentale per ricostruirne la storia, Dove nasce il vento: vita di Nellie Bly di Nicola Attadio (ed. Bompiani).

Elizabeth decide di fare la giornalista per rispondere ad un giornale, il Pittsburgh Dispatch. Siamo alla fine del 1800, qui aveva letto un articolo che elencava senza troppi indugi quali fossero i compiti cui le donne dovevano assolvere o – meglio ancora – quelli in cui erano brave: faccende domestiche. Elizabeth risponde al suo giornale preferito; scrive una lettera, piccata e ferma, firmata Lonely Orphan Girl. La solitaria ragazza orfana, che ha visto il padre morire in giovane età e la mamma vittima di violenze da parte di un terzo marito, non crede affatto che le donne siano adatte solo agli affari domestici: ci sono molti lavori che possono fare, dal commercio all’impresa, dalla scrittura all’insegnamento. La gente non lo sa perché alle donne non fa fare nulla, quando le donne lavorano ricevono un quarto dello stipendio degli uomini. Erano davvero in poche a pensarla come Elizabeth o, probabilmente, erano in molte ma non lo sapevano ancora.

Quella lettera, nonostante l’articolo avesse provocato molte reazioni, colpisce il direttore. Va a finire che Elizabeth viene assunta da quel giornale. Ma quello non sarà il suo giornale, non sarà il suo giornalismo. Siamo ancora all’inizio. La storia d’amore con il Pittsburgh Dispatch finisce quando le viene chiesto di scrivere solo di costume e società, come si conveniva alle poche giornaliste dell’epoca. Ma per lei questa regola non vale: Elizabeth vuole descrivere la verità, entrare nei meccanismi della società e raccontarne il lato nascosto, come la condizione delle donne lavoratrici o le periferie del Messico. Anche se sembra impossibile, un giornalista può raccontare l’inesplorato e Elizabeth lo sa.

Diventa Nellie Bly già con il direttore del Pittsburgh, Madden. Le donne non potevano scrivere firmandosi con il nome vero, quindi una canzone molto in voga al momento offre l’ironico spunto per uno pseudonimo. “Nelly Bly! Nelly Bly! Porta con te la scopa, puliremo la cucina, mia cara, e faremo una piccola canzone.” canta Stephen Foster, restituendo proprio quell’immagine di donna che a Elizabeth non andava giù.

La voglia di viaggiare e fare inchiesta porta Nellie Bly lontano da Madden e dalla sua incapacità di assecondarla ignorando dictat di pubblico e editori. Ma c’è una persona che aiuterà davvero Nellie a compiere il suo viaggio. Joseph Pulitzer, che era evidentemente già un avanguardista del mondo del giornalismo, la assume al New York World, di cui è direttore. Decide di puntare tutto su di lei, Nellie Bly non può che esserne felice. Grazie a Pulitzer, ma sarebbe più corretto dire con Pulitzer, può finalmente iniziare il suo viaggio.

Le idee vincenti – e per l’epoca decisamente rivoluzionarie –  che nascono da questa collaborazione sono due: un’inchiesta, proposta e voluta da Nellie, e il viaggio intorno al mondo.

Proprio l’inchiesta, nata dalla decisione di raccontare davvero cosa accade in un manicomio femminile, è la prima tappa dell’avventura giornalistica di Nellie Bly. Il suo viaggio inizia qui, quando si rende conto che per raccontare davvero le cose è necessario viverle dall’interno, inaugurando quel giornalismo investigativo che ancora oggi è il più seguito. Si finge pazza, mette in scena un crollo nervoso in una pensione e viene portata proprio nel luogo di cui vuole parlare. Quello che ne viene fuori è un’inchiesta vincente, un libro ancora oggi in vendita e famosissimo: Dieci giorni in manicomio.

Che cosa misteriosa è la follia. – scrive Nellie – Ho visto pazienti le cui labbra sono sigillate in un silenzio perpetuo. Vivono, respirano, mangiano. La forma umana è lì: eppure manca quel qualcosa senza il quale il corpo può vivere, ma che non può esistere senza il corpo. Chissà se dietro quelle labbra sigillate ci sono dei sogni o se invece è tutto bianco.

Prima ancora del viaggio intorno al mondo, ogni tappa giornalistica di Nellie Bly ne fa una figura da ricordare. Il viaggio di Nellie si incrocia spesso con quello di altre donne che con lei hanno scritto la storia dell’emancipazione femminile semplicemente portando avanti sogni ed ambizioni che sembravano concessi solo agli uomini. Famosa , per esempio, è la sua intervista a Belva Lockwood, prima donna avvocato ad esercitare di fronte alla Corte Costituzionale. Quando decide di darle spazio Nellie è ancora costretta a sentire le tante parole di chi svilisce il ruolo delle donne; nessuno credeva che un’intervista così potesse suscitare interesse e, ancor di più, che quella donna, come poi dichiarò, potesse candidarsi alla presidenza degli Stati Uniti quando ancora le donne non potevano votare.

Quando poi parte per il suo giro del mondo, il 14 novembre 1889, da sola e a dispetto di chi le diceva che una donna non sa viaggiare leggera, Nellie Bly ha con sé pochissima roba, l’indispensabile e, chiaramente, una crema idratante. L’abito che Nellie indossa, fatto preparare appositamente per essere adatto a tre mesi e ad ogni luogo e temperatura, diventerà l’icona della Free American Girl.

 Per il New York World il viaggio di Nellie Bly è una vera sfida. Dietro un progetto così ambizioso c’è il coraggio di una donna pronta a viaggiare da sola, quello di un uomo che, finalmente, crede in lei più di chiunque altro, guardandola semplicemente come una giornalista. Pulitzer programma con Nellie tutto il viaggio, pensa a tutto: alle tappe, al modo di farle incontrare Verne, alle strategie per tenere i lettori incollati al giornale e a quella strepitosa avventura.

Pulitzer non solo punta su di lei, ma fa in modo che l’intera New York tifi per la prima giornalista che decide di viaggiare da sola, di fare inchiesta vera. Viene organizzato infatti, sul giornale, un concorso a premi per i lettori: diventano loro stessi i protagonisti di quell’avventura, chiamati ad indovinare quanto durerà il viaggio di Nellie Bly. Il New York World non fa che essere comprato sempre più, tutti seguono le tappe del viaggio e tifano per lei e per le personali scommesse. Ci credono tutti e a ragione, quel viaggio sarà un vero successo.

Nellie Bly alla partenza soffre il mare, non sa che a terra stanno tifando per lei, non sa che un giornale concorrente, il Cosmopolitan, ha deciso di sfidarla facendo partire un’altra donna in direzione opposta che, però, finirà il viaggio quattro giorni dopo di lei, scoprendo la metà delle cose. Quando Nellie incontra Verne legge con lui l’itinerario del Giro del Mondo in 80 giorni, lo studia con chi l’ha creato, per poi metterlo in pratica. Si incontrano nella sua casa, dove Nellie Bly viene accolta dallo scrittore e da sua moglie. Lui poi dirà che, se non fosse stato così anziano, l’avrebbe seguita in quell’avventura.

Rimasi colpita dall’estremo ordine dell’autore francese. In vari punti aveva cancellato qualcosa, ma non c’era interlinea, il che mi fece pensare che Verne migliorasse il suo lavoro togliendo il superfluo e non aggiungendo.

Il reportage di Nellie, proprio come accadde per il libro di Verne, viene pubblicato tappa dopo tappa, come fossero singole puntate, sul giornale di Pulitzer.  Nellie Bly sta trasformando la narrativa in realtà.

Incontra, scopre e conosce vite sconosciute. Attraverso i suoi articoli conosciamo la cultura cinese, raccontata però con l’influenza del pregiudizio americano che si fa sentire forte, e quella giapponese, dal fascino indiscutibile riconosciuto dalla stessa Nellie. Come ogni grande viaggio, questo cambierà per sempre la persona che lo vive. Nellie Bly torna trionfante, ha raccolto emozioni e momenti che forse nessun reportage saprà mai davvero raccontare. Torna diversa, forse non ancora del tutto consapevole di essere il simbolo di quello che una donna da sola può fare. Il 21 gennaio 1890, alla fine del viaggio, viene riaccolta in America da circa 5mila persone.

Pensare che il viaggio di Nellie Bly finisca qui è il più grande errore che si possa fare. Quel giro del mondo diventa solo tappa della vita di una giornalista che mai smise di imparare, a sue spese, che l’esperienza è il più grande regalo che ci si possa fare.

Dopo il viaggio compiuto per il New York World Nellie Bly prenderà a tratti le distanze dal giornalismo, per poi rendersi puntualmente conto che lì ritornerà sempre. Quel suo giornalismo le dà libertà, mette sicuramente in luce la sua unicità.

La storia di Nellie Bly non finisce con il viaggio che l’ha resa famosa. Visse ancora a fondo, viaggiando da sola. La malinconia da ritorno, la voglia di un maggior riconoscimento giornalistico, forse anche la necessità di cambiare ancora la portano a lasciare il suo giornale. Proverà a scrivere dime novel, ma il racconto non è il giornalismo e Nellie Bly vuole scrivere di quel che vive e non di ciò che immagina. I personaggi che hanno invaso la vita di Nellie Bly sono numerosi, ma mai centrali nel suo mondo. Giornalista nella vita oltre che nella professione, sa empatizzare con tutti e non legarsi mai a doppio filo con nessuno. Sa distaccarsi da momenti e situazioni, sa sperimentare tutto con passione forte e profonda.

Torna al New York World quando viene richiamata e le viene chiesto di intervistare l’anarchica Emma Goldman.  Il titolo del pezzo è “Nellie Bly again” e l’intervista è di quelle che solo lei sarebbe stata in grado di fare. Il giornalismo di Nellie Bly, di cui basta leggere anche solo gli attacchi per capire quanto abbia influenzato quello contemporaneo, è emblema di quella sua voglia di scoperta che, con eleganza e semplicità, la porta dove nessun altro arriva. Come si diventa anarchici?, chiede a quel personaggio che si riteneva pericoloso e inavvicinabile, mettendone in luce aspetti che nessuno aveva scoperto. Continuerà a scrivere Nellie Bly ma solo fin quando riterrà valide le sue storie, quando vedrà riconosciuto il suo ruolo, quando i suoi pezzi saranno stunt – cioè scoop, interessanti e forti – fin quando potrà firmare veri articoli e non parole riempipagina. I momenti, che tutti i giornalisti si trovano prima o poi a vivere, in cui Nellie si trova a firmare pezzi che non sente suoi, che non ritiene validi, la spingono al continuo cambiamento. Non c’è il momento in cui si accontenta, in cui, affezionata a un ruolo o a un giornale, non ritenga prioritaria la qualità di quel che fa.

Tutto questo la porta a cambiare più testate fino al 1985 quando quella stessa passione si trasforma in amore. Nellie Bly lascerà il giornalismo, sposerà Robert Seaman, ricco industriale dell’acciaio più grande di lei. Si ameranno, lasceranno e riprenderanno. Leggendo della loro storia ci si accorge di come la protagonista è sempre Nellie Bly, lei che aiuta il marito nelle sue attività e lei che, alla sua morte, prenderà le redini della società creando per prima spazi culturali e ricreativi per gli operai. Nellie Bly si renderà conto della disonestà degli uomini che, approfittando della morte di Robert, rubano soldi illecitamente alla società fingendo di aiutarla. Contro di loro non farà nulla, terrà in piedi quello che aveva creato fino alla liquidazione delle società e alla decisione finale di tornare al giornalismo.

Siamo arrivati al 1912 e il viaggio di Nellie Bly sembra ricominciare, se mai si fosse arrestato. Torna a fare giornalismo d’inchiesta, bruciando ogni tappa femminile anche questa volta: è tra le prime donne a partire per il fronte di guerra. Il reportage di Nellie Bly è incredibilmente forte e avvincente. Nei suoi racconti non c’è politica, c’è la quotidianità di tragedia, popoli, culture; c’è la storia degli ultimi, dei dimenticati, degli orfani e delle vedove cui decide di dedicarsi creando, sui giornali per i quali scrive, delle raccolte fondi. La sua voglia è ancora, forte e chiara, quella di raccontare la realtà mentre ne vive ogni istante. Seguimi lettore, guardalo insieme a me, scrive aprendo uno dei suoi racconti di guerra. Anche da quel viaggio, da quella guerra terribile e complessa da raccontare Nellie Bly torna diversa, cambiata da un’altra avventura vissuta da sola, a contatto con il mondo ma, soprattutto, con sé stessa.

Nellie Bly affronta la vita con il giornalismo anche quando litiga con i suoi familiari e, dopo un breve stop, decide che a fare la differenza in una società poco riconoscente poteva essere ancora lei. Prima di ammalarsi di polmonite e morire a soli 57 anni, Nellie Bly aveva creato una rubrica sul Journal che mettesse al centro i lettori e le loro difficoltà, aiutandoli a trovare la persona o la situazione giusta per far fronte al loro problema.

Non smise mai di stupire e stupirsi Nellie Bly, non smise per un secondo di raccontare e contemporaneamente descrivere la straordinarietà di una professione che le permise di essere al centro del suo mondo, andando oltre ciò che lei stessa poteva immaginare. Lo fece per la società, per l’informazione, per le donne. Le stesse cui si mescolò dovendo raccontare del corteo delle suffraggette scrivendo:

Non sono mai stata così orgogliosa delle donne; non sono mai stata così colpita dal loro talento; non ho mai compreso, come oggi, la loro determinazione e sincerità. Sono felice di essere una di loro.

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