Vivere è scrivere

Immagine di copertina: Gli amanti (L’abbraccio), Egon Schiele 1917

di Roberta Donato


Possiamo immaginare Anaïs Nin vestita di rosso, il suo colore preferito, seduta alla scrivania nella sua elegante casa a Louveciennes, intenta a scrivere ad Henry Miller un’altra lunga lettera: “In giornate come questa ti scriverò come mi capita e a conti fatti non me ne importa, basta che tu mi capisca.”

Possiamo immaginare Henry Miller che le risponde dal suo nuovo alloggio di fortuna, nei dintorni di Parigi, sul retro degli appunti di un tentativo di romanzo abbandonato, reduce dall’ennesima notte insonne: “Anaïs: a mezzanotte, il mio tavolo era coperto di annotazioni che, incapace di sintetizzare per mettere assieme una lettera coerente, ho lasciato perdere e, disperato, me ne sono andato a letto.”

E’ il 1932 e i due aspiranti scrittori si conoscono da poco tempo: Miller è stato invitato a pranzo a casa di Anaïs da un amico comune, e la giovane donna è stata subito attratta dalla “vitalità animalesca” e dal temperamento dell’americano. A sua volta, Anaïs ha affascinato Miller con il suo profondo e raffinato amore per la vita.

Spero, Anaïs, che tu mi scriva. C’è un mucchio di cose che ho da dire e che non trovano posto nei libri. E desidero sapere che cosa pensi tu.

I due autori hanno iniziato una corrispondenza scambiandosi opinioni sui propri manoscritti; raccontando il loro passato e i desideri per il futuro, in modo tale che vita e scrittura si compenetrassero al punto da non poter essere più scisse.

Anaïs ricorda il loro incontro “come quel giorno in cui ero così sconvolta e fuori di me – il primo giorno che sei venuto – da essere sul punto di leggerti tutto quello che avevo scritto.”

Il primo impulso della giovane scrittrice in quella che è destinata a diventare una delle più appassionate relazioni della letteratura, tra due autori di romanzi erotici, è quello di far leggere a Henry tutto ciò che ha scritto. Anaïs desidera mostrarsi nuda a lui prima attraverso le parole; desidera che lui penetri una nudità ancor più pura, ancor più vulnerabile, quella nascosta sotto le vesti della scrittura; desidera che il loro primo rapporto si consumi sulle parole.

Quello tra Anaïs Nin ed Henry Miller non è semplicemente il classico incontro fatale tra due futuri amanti, ma un incontro fatale tra due futuri scrittori. Sotto l’archetipica attrazione fisica che si può innescare tra una virilità rude e animalesca come quella di Miller e una femminilità delicata e sofisticata come quella della Nin, c’è un tipo di attrazione molto più profonda che si innesta sul riconoscimento di un proprio simile.

Miller le scrive: “Mi hai reso enormemente felice considerandomi indiviso – lasciandomi essere l’artista, senza però dimenticare l’uomo, l’animale, l’amante bramoso, insaziabile.”

Il rapporto viene ricordato per la sua incandescente fisicità, ma la miccia che accende il fuoco sono le parole: le riflessioni che si scambiano sulla scrittura e sulla letteratura attraverso la loro corrispondenza.

“Quell’ipersensualità […] la ammiro perché è perfettamente proporzionata all’enormità della tua mente, ai tuoi smisurati pensieri, al tuo stile torrenziale, i vulcanici romanzi e le lettere alle quali è impossibile dare risposta!” gli dice Anaïs.

L’attrazione iniziale è mentale prima che fisica, o addirittura ontologica, poiché si fonda sulla loro comune natura di scrittori prima ancora che esseri umani. La relazione non solo inizia attraverso le parole ma ha bisogno di esse per tradursi in realtà. La natura letteraria del rapporto è tale che entrambi hanno bisogno di viverlo attraverso ciò che scrivono: “La meraviglia del momento non mi rendeva semplicemente ebbra – io la vivevo con la consapevolezza del poeta.”

La giovane scrittrice, fino all’incontro con Miller, conduce un’esistenza protetta; ma sente la morsa della vita premere su di lei affinché si liberi di ciò che la blocca, e possa vivere finalmente con quella pienezza e quell’intensità che sente di voler infondere alla scrittura: “Potrei dimostrarti che per me la follia vivente è più preziosa dei miei pensieri.”  Per Anaïs, vivere è più importante di scrivere: vivere tanto significa nutrire la scrittura di tutta quella vita.

Henry, al contrario, sente di aver vissuto troppo; ritiene che la scrittura debba prendere il sopravvento sulla sua vita e darle un significato.

In questo loro incastro di perfetta asimmetria si crea un legame destinato a seguirli negli anni, e per il mondo, poiché i due sono reciprocamente necessari: Anaïs cerca in Henry quella vita che possa nutrire la sua scrittura; Henry comprende, grazie ad Anaïs, quanto sia necessario per la scrittura ciò che ha vissuto: “La tua scrittura deve stare al passo con la tua vita – e a causa della tua vitalità animalesca, hai vissuto troppo. Adesso senti la necessità di appui su ciò che hai vissuto. […] Scrivere per il periodo di tempo necessario a digerire – o forse a far digerire ad altri – la straordinaria esistenza che hai condotto.”

I due artisti si aiutano vicendevolmente a riflettere su se stessi e sulla natura della loro scrittura, ispirandosi in questo modo contemporaneamente a vivere e a scrivere. La loro relazione rappresenta un passaggio obbligato che li faccia maturare sia umanamente che come scrittori. Hanno bisogno l’uno dell’altra per diventare chi sono destinati ad essere.

Quando Henry Miller ed Anaïs Nin si conoscono, entrambi non hanno ancora scritto un’opera compiuta. Ma nel 1932, ad un anno dal loro incontro, viene pubblicato il primo libro di Anaïs, un saggio su D. H. Lawrence.

Miller ha seguito la gestazione dell’opera attraverso la loro corrispondenza contribuendo alla consapevolezza crescente che Anaïs ha di sé come essere umano e come autrice.

Ritorno al tuo libro, alle mie prime, vivide impressioni. […] La stessa composizione del tuo sangue, la tua eredità, senza che tu lo sappia, forse ti ha preservato da problemi e tormenti che gran parte degli scrittori sono costretti a sopportare. Tu sei essenzialmente artista. […] Hai la capacità di accattivarti il lettore mediante il nudo sentimento. Ma guardati dalla tua ragione, dalla tua intelligenza. Non tentare di risolvere … Non predicare. Niente conclusioni morali. E del resto non ce ne sono. Non esitare. Scrivi!

Nello stesso anno, Miller sta scrivendo il Tropico del cancro con i consigli di Anaïs:

Ho la strana certezza di sapere esattamente quello che dovrebbe essere lasciato fuori, proprio come tu sai ciò che dovrebbe essere escluso dal mio libro. Mi permetti di farlo? So quanto detesti farlo tu stesso, dal momento che per te è cosa morta. So quanto entrambi amiamo lavorare solo su materia viva, palpitante, al calor bianco.

Le parole di Anaïs contengono quella confidenza e quell’intimità propria di due amanti, ma quando scrive questa lettera, non lo sono ancora. Le sue parole sembrano riferirsi alla Storia di una passione, quella tra lei e Miller, ma la passione che li infuoca è quella per la scrittura.

Storia di una passione è il titolo della raccolta di una parte della loro corrispondenza, pubblicata in Italia da Bompiani, nella quale, la commistione della vita con la scrittura è tanto evidente da risultare sovrapponibile: “Amo questo aspetto della tua opera, nella stessa misura in cui amo la vita stessa”, scrive Anaïs ad Henry. La vita è il carburante che fa ardere la loro scrittura.

Orlando, il celebre personaggio di Virginia Woolf, direbbe: “Vita? Letteratura? Trasformare l’una nell’altra? Che difficoltà mostruosa!” Ma anche Orlando sapeva che l’apprendistato di un artista è la vita stessa.

La sede più profonda della natura di uno scrittore risiede nell’atto di scrivere. Se non è il lavoro a definire un individuo, per uno scrittore ciò che fa coincide con ciò che è. Questo assume una rilevanza esistenziale nelle vite condotte da Henry Miller ed Anaïs Nin, ma in particolar modo nell’intreccio di queste due vite.

Nella lettera in cui Anaïs commenta il romanzo di Henry , utilizza l’espressione calor bianco.

Il calor bianco è l’irruzione della vita nella scrittura, e la sua conseguente cristallizzazione: nel momento in cui si sta scrivendo, ciò che si scrive è materia viva; nel momento successivo, ciò che si è scritto è diventato cosa morta. 

 Il calor bianco non definisce solo il momento in cui si sta scrivendo, ma il momento in cui si sta vivendo attraverso ciò che si scrive.

Il calor bianco è il punto in cui vivere è scrivere.

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